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Raffreddare le città è possibile: il punto di vista dell’Arch.Mauro Frate per decarbonizzare l’ambiente urbano

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Come si può raffreddare la città senza limitarsi a rispondere all’emergenza climatica, ma ripensando in profondità il modo in cui costruiamo e trasformiamo lo spazio urbano?

Da questa domanda prende forma la riflessione proposta da Mauro Frate, architetto e professore all’Università Iuav di Venezia, nel suo intervento “Decarbonizzare lo spazio abitabile” nell’ambito del  Timber Focus, l’incontro promosso da ARCA e Filiera Legno a Venezia.

Il punto di partenza è il peso che le città hanno oggi sulla crisi climatica: le aree urbanizzate concentrano una quota rilevante dei consumi energetici e delle emissioni globali, mentre edifici e costruzioni continuano a incidere in modo significativo sull’uso delle risorse. Da qui la necessità di intervenire sul costruito e sugli spazi aperti, tenendo insieme decarbonizzazione, qualità urbana e responsabilità sociale.

Le aree urbanizzate sono responsabili di circa il 75% del consumo globale di energia primaria e del 50-60% delle emissioni globali di gas serra (fonte REN21). Gran parte dell’impatto deriva dagli edifici, ancora legati ai combustibili fossili. A questo si aggiunge il settore delle costruzioni, responsabile di un ulteriore 23% delle emissioni globali e del 30% del consumo mondiale di risorse.

Il cambiamento climatico aumenta a sua volta i consumi. In molte aree il raffrescamento estivo non è più un lusso, ma una necessità per le categorie più fragili. La decarbonizzazione dell’ambiente costruito diventa quindi anche una questione etica.

Decarbonizzazione urbana: il dilemma etico della transizione energetica

La transizione energetica urbana intreccia tre imperativi: giustizia sociale, perché i costi dell’adeguamento ecologico non ricadano sulle fasce più vulnerabili e sia garantito il diritto a un’abitazione accessibile; equità intergenerazionale, perché le scelte di oggi modelleranno l’ambiente di domani e rendono l’economia circolare strategica; uso responsabile delle risorse, per rispondere al fabbisogno abitativo senza sovrasfruttare i materiali.

Raffreddare le città: il ruolo degli edifici e degli spazi aperti contro la crisi climatica

Sul fronte del costruito, nuovi edifici e retrofit devono ridurre consumi ed emissioni. La Renovation Wave europea punta a riqualificare oltre 35 milioni di edifici entro il 2030. Poiché circa due terzi degli edifici attuali saranno ancora in uso nel 2050 e il tasso di ristrutturazione annuo è inferiore all’1%, elevare le prestazioni dell’esistente è indispensabile.

Sugli spazi aperti, intervenire su suolo, piazze, vuoti urbani e infrastrutture significa ridurre le superfici asfaltate e impermeabili, mitigare l’isola di calore e favorire microclima, ventilazione naturale e resilienza idrogeologica.

Sostituzione edilizia: una strategia capillare per rigenerare le città

Gli interventi tabula rasa su interi quartieri sono spesso un’utopia. La sostituzione edilizia può invece agire in modo capillare, attraverso piccoli innesti sul patrimonio esistente. Intervenire “a macchia di leopardo” consente di rinnovare il tessuto urbano senza paralizzare la città o spostare intere comunità, adattandosi alla frammentazione della proprietà.

Sostituire singoli edifici degradati o energivori con strutture a impatto zero può innalzare la qualità dell’isolato e creare micro-hub con isolamento termico, autoproduzione solare e micro-desigillatura del suolo. Ed è in questo contesto che giocano un ruolo cruciale le costruzioni in legno e la conseguente decarbonizzazione urbana

Le costruzioni in legno ingegnerizzato, come CLT e legno lamellare, hanno un ruolo significativo: il legno stocca la CO₂ assorbita dalle foreste gestite in modo sostenibile, trasformando l’edificio in un serbatoio di carbonio.

La prefabbricazione off-site consente cantieri rapidi e silenziosi, riducendo rumori, polveri e disagi. Il rapporto tra peso e resistenza permette densificazioni e sopraelevazioni leggere senza gravare sulle fondazioni, evitando nuovo consumo di suolo. Le strutture a secco favoriscono circolarità, smontabilità e riciclo dei componenti.

Città resilienti: quali sono i passi verso una transizione urbana giusta ed equa

La leadership delle città, da Parigi a Genova, da Barcellona alle metropoli cinesi, mostra come questa transizione possa raffreddare gli ambienti urbani, ridurre i costi energetici, contrastare la povertà energetica e costruire comunità sane. Innovazione tecnologica e responsabilità etica devono procedere insieme verso un ambiente urbano decarbonizzato, resiliente e giusto.