Durabilità del costruire in legno: da dove nasce davvero la qualità?
Quando possiamo davvero dire che un edificio in legno è destinato a durare? Le riflessioni riportate in questo approfondimento nascono dall’intervento presentato dal Prof. Arch. Davide Maria Giachino durante la sua presenza al Timber Focus di Venezia e da un percorso professionale e accademico maturato nel corso di molti anni di attività nel settore della progettazione e della tecnologia del costruire in legno. Nascono dall’osservazione diretta di numerosi interventi, dall’analisi delle criticità riscontrate in fase di progettazione, realizzazione e gestione degli edifici, dal continuo confronto con professionisti, imprese, ricercatori e committenti, oltre che da una presenza costante in cantiere, dove si svolge gran parte dell’attività professionale.
La mia esperienza si è sviluppata attraverso ambiti tra loro complementari: l’attività di Presidente del GQL – Gruppo Qualità Legno, l’insegnamento come docente a contratto di Tecnologia dell’Architettura presso il Politecnico di Torino e la libera professione come titolare dello studio di architettura bioecologica ELEMENT. A queste attività si affianca una passione personale per il legno, materiale che considero una straordinaria risorsa per l’architettura contemporanea.
Tra i numerosi temi affrontati nel corso del convegno di Venezia dedicato alla durabilità e alla qualità del costruire in legno. l’Arch. Davide Maria Giachino è andato oltre la riflessione teorica. L’intento non è proporre una trattazione esclusivamente teorica, ma aprire una riflessione concreta: la durabilità delle costruzioni in legno è davvero una qualità naturale del materiale, oppure è il risultato di un processo progettuale e costruttivo consapevole?
E tale riflessione porta ad affermare in maniera convinta e condivisa che la qualità dell’opera dipende dalla corretta integrazione tra progettazione architettonica, conoscenza del materiale, tecnologia costruttiva, cura dei dettagli esecutivi, controllo delle fasi di cantiere e gestione dell’edificio durante il suo intero ciclo di vita.

Costruire in legno oggi: complessità normativa e trasformazione tecnologica
In un momento storico in cui il costruire in legno assume un ruolo sempre più centrale nella transizione ecologica del settore delle costruzioni, la domanda è inevitabile: siamo davvero pronti a gestirne tutta la complessità? Per rispondere, appare fondamentale superare luoghi comuni, semplificazioni e approcci esclusivamente commerciali, riportando l’attenzione sui principi della buona progettazione e della cultura tecnica.
Solo attraverso un approccio integrato, basato sulla conoscenza scientifica, sull’esperienza e sul controllo della qualità in tutte le fasi del processo edilizio, è possibile realizzare edifici in legno realmente durevoli, efficienti e capaci di mantenere nel tempo le proprie prestazioni.
Un primo elemento di riflessione, chiaramente evidenziato anche in alcuni rapporti di settore riguarda la crescente complessità ingegneristica del costruire in legno. L’osservazione degli edifici contemporanei rende immediatamente percepibile tale evoluzione: si è infatti di fronte a opere caratterizzate da un elevato livello di complessità sia progettuale sia realizzativa.
Oggi il legno è impiegato in edifici di qualsiasi morfologia, altezza e destinazione d’uso, dall’edilizia residenziale multipiano fino agli edifici a torre e ai grattacieli, in un progressivo ampliamento delle possibilità tecnologiche e tipologiche del materiale. Questa evoluzione comporta inevitabilmente un incremento significativo delle prestazioni richieste al sistema edificio, nonché una maggiore articolazione delle competenze coinvolte lungo l’intero processo progettuale e costruttivo.
Edifici in legno contemporanei e architetture storiche: cosa insegna la durabilità nel tempo
Durante il convegno ho presentato una serie di immagini raccolte nel corso di un viaggio di studio effettuato nel Nord Europa, dove ho avuto modo di osservare direttamente numerosi edifici contemporanei in legno. Queste osservazioni sono state affiancate dal confronto con architetture storiche di grande longevità, in particolare edifici risalenti al XII secolo, ancora oggi perfettamente conservati e funzionali.
Più recentemente ho avviato anche uno studio sugli edifici pluricentenari di Saint-Véran, nel dipartimento delle Hautes-Alpes in Francia, noto come uno dei comuni abitati stabilmente più elevati d’Europa. In questo contesto alpino sto analizzando il rapporto tra condizioni ambientali estreme, tecniche costruttive tradizionali e capacità degli edifici in legno e pietra di mantenere nel tempo le proprie prestazioni e la propria identità architettonica.
A questo punto sorge spontanea una domanda: ha senso mettere a confronto questi due mondi, oggi così lontani dal punto di vista tecnologico, culturale e costruttivo? Le riflessioni che ne derivano sono molteplici: quali elementi di continuità o discontinuità è possibile individuare? In che misura le logiche costruttive del passato possono ancora offrire chiavi di lettura utili per interpretare il presente?
E soprattutto, è legittimo chiedersi se i nostri edifici contemporanei saranno in grado di sopravvivere per tempi altrettanto lunghi di quelli che oggi osserviamo nelle architetture storiche.
Questo confronto, apparentemente azzardato, apre in realtà un ragionamento più ampio sul concetto stesso di durabilità, che non può essere ricondotto unicamente alle prestazioni dei materiali o alle innovazioni tecnologiche, ma coinvolge necessariamente il rapporto tra progetto, costruzione, manutenzione e cultura tecnica.

Prestazioni degli edifici in legno: comfort, involucro, acustica, fuoco e sicurezza sismica
Le normative attuali impongono standard prestazionali sempre più elevati: dal comfort termico alla tenuta all’aria dell’involucro, dalle prestazioni acustiche alla protezione dal fuoco, fino alla sicurezza strutturale in ambito sismico. A questi requisiti si aggiunge una componente impiantistica sempre più articolata, complessa e spesso invasiva, che contribuisce a ridefinire in modo significativo la concezione stessa dell’edificio contemporaneo.
In questo quadro così articolato, diventa inevitabile interrogarsi su quale ruolo assuma il legno all’interno di sistemi edilizi così performanti e stratificati. In che modo, infatti, un materiale tradizionalmente percepito come naturale si confronta con un insieme di requisiti tecnici, normativi e impiantistici così stringenti?
La risposta non può essere semplificata. Il legno non è un materiale avulso da tali prestazioni, ma un componente strutturale che, se correttamente progettato e integrato all’interno del sistema edificio, è in grado di rispondere in modo efficace e competitivo alle attuali richieste normative. Ma cosa accade quando questa integrazione non viene governata con la necessaria attenzione? Questa capacità non è intrinseca e automatica: dipende in maniera determinante dalla qualità del progetto, dalla gestione dei dettagli costruttivi e dall’integrazione tra le diverse discipline coinvolte.
Il legno come materiale biologico: comportamento igroscopico e prevenzione del degrado
Il fattore cruciale, spesso sottovalutato nel dibattito tecnico, è che il legno resta un materiale di origine biologica. Sembra un dato ovvio, ma quanto incide davvero sulle scelte progettuali? Questo è un dato che l’uomo non può modificare, almeno per il momento e su scala significativa.
La sua natura implica comportamenti fisici e igroscopici propri dei materiali organici, che devono essere conosciuti, rispettati e governati attraverso il progetto e l’esecuzione, piuttosto che contrastati o semplificati.
La mancanza di durabilità può generare criticità rilevanti sul piano tecnico e prestazionale, con ricadute significative sulla qualità complessiva dell’opera, arrivando in alcuni casi a determinare danni che si quantificano nell’ordine dei milioni di euro.
Controllo in cantiere e qualità esecutiva nelle costruzioni in legno
Un ulteriore aspetto centrale riguarda il tema del controllo della corretta esecuzione. A una crescente complessità progettuale corrisponde infatti una altrettanto elevata complessità esecutiva e, di conseguenza, la necessità di un sistema di controllo in cantiere adeguato, continuo e competente.
In questo scenario si apre una questione tutt’altro che secondaria: come si formano oggi figure professionali in grado di gestire la direzione operativa dei cantieri in legno? Come si acquisiscono competenze così ampie e trasversali, che spaziano dalla fisica tecnica alla tecnologia del legno, dalla progettazione esecutiva al controllo qualitativo delle lavorazioni in opera?
Sono diversi gli interrogativi che, allo stato attuale, non trovano a mio avviso una risposta strutturata e condivisa. Il legno, infatti, continua a essere un materiale poco approfondito nei percorsi formativi universitari e professionali, salvo rare e significative eccezioni nel panorama italiano.

Conclusioni: costruire in legno richiede un approccio condiviso e multidisciplinare
Alla luce di queste considerazioni, appare evidente come i temi da affrontare siano numerosi e fortemente interconnessi. Le domande aperte restano ancora molte e, in parte, prive di risposta.
Diventa quindi necessario interrogarsi criticamente su quanto è stato fatto finora: l’approccio adottato è davvero adeguato alle sfide attuali del costruire in legno? O è giunto il momento di riconsiderare profondamente metodi, strumenti e responsabilità?
Non è sufficiente affermare che oggi bisogna costruire in legno. È necessario un approccio urgente, condiviso e multidisciplinare, capace di integrare progetto, esecuzione e controllo. Solo così sarà possibile affrontare in modo adeguato la complessità del costruire in legno.
Per comprendere appieno l’impatto e il valore della durabilità ti invitiamo a consultare la nostra

