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Costruzioni in legno e decarbonizzazione: sostenibilità, circolarità e Direttiva EPBD

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Il settore edilizio è oggi uno dei principali responsabili dell’impatto ambientale globale: circa il 40% dei consumi energetici e il 39% delle emissioni di CO2 in atmosfera sono riconducibili alle costruzioni. In questo scenario, il legno si afferma come materiale strategico per la transizione ecologica. È la tesi sostenuta al Convegno ARCA tenutosi lo scorso 18 marzo a Roma dall’Ing. Giuseppe Vadalà, Vice Presidente della Commissione tematica Ingegneria per le Costruzioni di Legno dell’Ordine degli Ingegneri di Roma e Amministratore di HUB Legno Srl, società specializzata nella gestione integrata della filiera delle costruzioni in legno.

Il peso ambientale dell’edilizia tradizionale

Il 28% delle emissioni globali di CO2 proviene dal funzionamento degli edifici, l’11% dai materiali e dai processi costruttivi. Le fasi più critiche sono l’estrazione delle materie prime, il ciclo produttivo, il trasporto e lo smaltimento. A questo si sommano perdita di biodiversità, produzione di rifiuti e consumo di risorse non rinnovabili. In Italia l’85% del patrimonio residenziale è stato costruito prima del 1990: edifici obsoleti, energivori, difficili da riqualificare con le tecnologie tradizionali. La situazione europea non è molto diversa, con circa l’80% degli immobili realizzati prima di trentacinque anni fa.

Perché il legno è un materiale sostenibile

Il legno è rinnovabile, biodegradabile e a bassa impronta ecologica. Le foreste europee sono in crescita: per ogni albero abbattuto ne viene piantato almeno uno. La gestione forestale sostenibile e certificata garantisce tracciabilità dell’intera filiera e rispetto dei requisiti di rinnovabilità e riciclabilità. L’approvvigionamento a filiera corta riduce l’impatto dei trasporti, rendendo il legno da costruzione uno dei materiali più coerenti con i principi della bioeconomia circolare italiana.

Legno e sequestro del carbonio: gli edifici come depositi di CO2

Un metro cubo di legname cattura una tonnellata di CO2, trattenuta per l’intera vita utile dell’edificio e rilasciata solo in caso di marcescenza o combustione. Costruire in legno significa sottrarre carbonio all’atmosfera e stoccarlo in modo sicuro e duraturo. A questo si aggiunge il minor peso dei materiali, la possibilità di trasporti più ecologici e una quota di riciclo superiore rispetto alle tecnologie tradizionali: elementi che rendono il legno uno strumento concreto per la mitigazione del cambiamento climatico.

Circolarità e progettazione per la decostruzione

Centrale nel ciclo di vita delle costruzioni in legno è la Progettazione per la Decostruzione (DfDR), che privilegia connessioni meccaniche come viti e bulloni rispetto a quelle chimiche, favorendo smontaggio e riciclo dei componenti a fine vita. Il legno genera meno rifiuti e meno inquinamento di cantiere, richiede minor consumo di acqua e garantisce condizioni di lavoro più sicure grazie alla prefabbricazione e alla leggerezza degli elementi strutturali.

Direttiva EPBD e legno: una risposta concreta agli standard europei

La Direttiva EPBD, cardine del Green Deal europeo e del pacchetto Fit for 55, impone la riduzione delle emissioni nel settore edilizio entro il 2030 e la neutralità climatica al 2050. Al 31 dicembre 2025, 19 paesi su 27, Italia inclusa, non avevano ancora trasmesso il Piano Nazionale di Ristrutturazione degli edifici, ricevendo dalla Commissione europea una lettera di messa in mora. Le costruzioni in legno rispondono strutturalmente a questi requisiti, grazie alla sostenibilità del materiale, alla circolarità del processo e all’utilizzo di tecnologie composite legno-calcestruzzo e legno-acciaio, oggi pienamente supportate dalla normativa.

Tecnologie e prestazioni del legno ingegnerizzato

Le soluzioni disponibili oggi consentono scelte architettoniche avanzate: legno lamellare e microlamellare, CLT (Cross Laminated Timber, o X-Lam), pareti MHM e legno profilato PHE. Le prestazioni del legno ingegnerizzato sono eccellenti sotto il profilo energetico, acustico, strutturale con particolare riferimento alla resistenza sismica e funzionale. La ricerca scientifica conferma inoltre benefici misurabili sul comfort percepito dagli occupanti, con risposte psicofisiche e biofisiche più positive rispetto agli ambienti realizzati con materiali tradizionali.

Costi: un confronto più equo con le tecnologie tradizionali

Spesso percepite come più costose, le costruzioni in legno rivelano una sostanziale equivalenza economica se si considerano tutti i parametri: tempi di realizzazione più rapidi, cantieri più puliti ed efficienti, minori costi di acqua, energia e smaltimento. La velocità esecutiva si traduce in un anticipo dei rientri economici e in una riduzione della durata del finanziamento, fattori rilevanti soprattutto per gli investitori. Il vantaggio si estende anche a ristrutturazioni, recuperi e ampliamenti in contesti di difficile accessibilità, dove la leggerezza del materiale è determinante.

Una filiera integrata per la bioedilizia del futuro

Come emerso al Convegno ARCA, affrontare la bioedilizia in legno richiede un approccio globale. Dalla progettazione alla realizzazione, solo una rete di imprese e professionisti qualificati, capace di gestire ogni fase con competenze specialistiche, garantisce ottimizzazione di costi, tempi e qualità. È il modello promosso da HUB Legno Srl: una visione sistemica della filiera bosco-legno come motore della decarbonizzazione e dell’architettura sostenibile italiana.Questo d’altronde è quanto è emerso nel convegno di ARCA e in tutti gli eventi specializzati del settore, come la nota Settimana del Legno, evento biennale che con la quinta edizione, negli ultimi giorni di marzo 2027, si avvia ai suoi 10 anni ad essere un punto di riferimento del settore e, spero, vedrà una ancora più ricca presenza di operatori specializzati nell’ambiente assai fecondo dell’Università Roma2 Tor Vergata, presso il Dipartimento di Ingegneria e Informatica.