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Costruire in legno a Palermo: il nuovo paradigma dell’abitare sostenibile secondo l’architetto Giuseppe Vincenzo Pulvirenti

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L’intervento al convegno divulgativo di Congressolegno dell’8 aprile: il legno come scelta progettuale strategica per la transizione ecologica

In occasione del convegno divulgativo “Costruire in legno: un nuovo paradigma per l’abitare contemporaneo”, organizzato da Congressolegno a Palermo lo scorso 8 aprile, l’architetto Giuseppe Vincenzo Pulvirenti, Breem Assessor international Project Manager in Habitech, ha proposto una riflessione approfondita sul ruolo strategico del legno nella transizione ecologica del settore delle costruzioni. Un intervento che ha messo a fuoco il valore tecnico e ambientale del materiale all’interno di un nuovo paradigma progettuale, in cui gli edifici non possono più essere valutati soltanto per le prestazioni energetiche in fase d’uso, ma considerando l’intero ciclo di vita dei materiali, dalla provenienza delle materie prime fino alla dismissione, al riuso o al riciclo.

Rinnovabilità e stoccaggio della CO₂: quando l’edificio diventa una banca di carbonio

Nel suo intervento, l’architetto Pulvirenti ha ricordato come il legno sia una risorsa rinnovabile, capace di rigenerarsi quando proviene da foreste gestite in modo responsabile. Durante la crescita, gli alberi assorbono anidride carbonica dall’atmosfera trasformandola in biomassa. Quando il legno viene impiegato in edilizia, una parte di questo carbonio resta immagazzinata negli elementi costruttivi, trasformando l’edificio in una vera e propria “banca di carbonio”. Una caratteristica che rende il materiale particolarmente interessante per ridurre la CO₂ incorporata, soprattutto se confrontato con calcestruzzo o acciaio. Ma quanto è davvero sostenibile il legno?

FSC, PEFC e catena di custodia: la sostenibilità che si dimostra con i documenti

La sostenibilità del legno non è mai scontata. Un materiale a base legno è realmente sostenibile soltanto se la sua origine è verificabile, se la filiera è tracciata e se il progetto ne prevede durabilità, manutenzione e fine vita. Senza queste verifiche, il rischio è ridurre la sostenibilità a una semplice etichetta. Diventano quindi fondamentali le certificazioni forestali FSC e PEFC, insieme alla certificazione della catena di custodia, che garantisce la tracciabilità del materiale dalla foresta al prodotto finito.

Dal DM 24 novembre 2025 al principio DNSH: il quadro normativo per il legno in edilizia

I Criteri Ambientali Minimi per l’edilizia (CAM), definiti l’ultimo Decreto del 24 novembre 2025 rafforzano questa impostazione. Per i prodotti legnosi o a base legno, i CAM richiedono che il legno vergine provenga da foreste gestite in modo sostenibile, mentre i prodotti realizzati con materie prime seconde devono rispettare precise percentuali di materiale riciclato. La verifica documentale è decisiva: occorrono certificati di catena di custodia, codici di registrazione, indicazione dei prodotti, date di validità e documentazione dei fornitori. La sostenibilità deve essere dimostrata, non raccontata. Lo stesso approccio emerge nel principio DNSH, “Do No Significant Harm”, previsto dal PNRR e dal Regolamento UE 2021/241: gli interventi finanziati non devono arrecare danno significativo agli obiettivi ambientali europei, dalla mitigazione climatica all’economia circolare. Nelle ristrutturazioni, l’impiego di legno certificato o da recupero diventa così un requisito essenziale.

Protocolli internazionali e analisi LCA: cosa dicono LEED e BREEAM sul carbonio biogenico

Anche i protocolli internazionali LEED e BREEAM confermano questa direzione. BREEAM valuta energia, acqua, materiali, rifiuti, salute e benessere, premiando ciclo di vita e provenienza responsabile. LEED valorizza trasparenza dei prodotti, dichiarazioni ambientali, materiali certificati e qualità dell’ambiente interno. Entrambi riconoscono soltanto i prodotti a base legno certificati e supportati da documentazione coerente. Un capitolo a parte riguarda il carbonio biogenico: nelle valutazioni LCA, il carbonio immagazzinato nel legno può rappresentare un beneficio nella fase iniziale del ciclo di vita. Le norme impongono però cautela, perché a fine vita quel carbonio può essere riemesso in atmosfera attraverso decomposizione o combustione.

Connessioni a secco e riuso a cascata: l’edificio reversibile nell’economia circolare

Per mantenere il beneficio ambientale occorre progettare secondo logiche di economia circolare: connessioni a secco, disassemblaggio, riuso a cascata, piani di decostruzione e recupero del materiale. Un edificio in legno ben progettato non è solo efficiente e confortevole, ma anche reversibile. I suoi componenti possono essere selezionati e reimpiegati, prolungando la vita utile del materiale e riducendo il consumo di nuove risorse. È in questa prospettiva che il legno esprime il suo pieno potenziale ambientale: non come semplice materiale naturale, ma come parte di un sistema circolare.

Foresta, cantiere, edificio, riuso: il legno come responsabilità progettuale condivisa

A conclusione del suo intervento al convegno divulgativo di Congressolegno a Palermo l’8 aprile, l’architetto Giuseppe Pulvirenti ha sintetizzato il messaggio centrale: il legno è un alleato concreto della sostenibilità edilizia, ma solo se utilizzato con rigore. CAM, DNSH, LEED e BREEAM indicano una strada chiara: materiali certificati, tracciabili, valutati nel ciclo di vita e progettati per durare oltre il primo impiego. Costruire in legno non significa scegliere un materiale più “verde”: significa assumere una responsabilità progettuale più ampia, capace di collegare foresta, cantiere, edificio e futuro riuso. Un nuovo paradigma per l’abitare contemporaneo che chiama progettisti, costruttori e committenti a un impegno condiviso.