Architettura contemporanea e responsabilità climatica: perché i materiali bio-based conteranno sempre di più
L’Europa sta attraversando unafase di trasformazione dello spazio costruito senza precedenti: tra il 2020 e il 2030 si prevede la realizzazione di oltre 2 miliardi di metri quadrati di nuova superficie e si stima che il 60% degli edifici che vedremo in piedi nel 2060 verrà costruito proprio in questi anni. Questo ritmo esponenziale rappresenta una chiamata a ripensare le fondamenta stesse del progetto architettonico, a partire da una delle nostre scelte più decisive: i materiali. In questa cornice, l’architettura deve assumersi la responsabilità del proprio impatto climatico, sociale e urbano. È con questa analisi puntuale che l’Architetto Michele Versaci, Head of Research dello studio Park Associati, apre il suo intervento a Congresso Legno Italia 2025, il consueto appuntamento annuale organizzato da ARCA e Filiera Legno in collaborazione con Us-Up.
Il legno come linguaggio costruttivo: la visione di Park Associati
Per Park Associati, collettivo interdisciplinare di architetti, designer e ricercatori con sede a Milano, fondato nel 2000 da Filippo Pagliani e Michele Rossi, la costruzione in legno non è solo una scelta estetica, ma un vero e proprio linguaggio costruttivo performativo.
Materiali bio-based e decarbonizzazione edilizia: la nuova frontiera delle costruzioni urbane inizia da qui.
Tra i materiali bio-based, il legno emerge oggi tra le risposte più mature al problema delle emissioni nel settore delle costruzioni per la sua capacità di sequestrare e trattenere carbonio lungo tutto il ciclo di vita e per il suo contributo alla riduzione della carbon footprint complessiva dell’opera. Durante la crescita di un albero, la vegetazione sottrae CO₂ dall’atmosfera, accumulandola nella biomassa: scelta che diventa più strategica quando quel legno entra nella catena del costruito, trasformando l’involucro e la struttura in veri e propri “serbatoi” di carbonio. In un sistema in cui materiali come calcestruzzo e acciaio sono intrinsecamente energia-intensivi, il legno rappresenta un’alternativa per decarbonizzare la costruzione. Ma il suo valore va oltre il clima: la leggerezza, le performance termiche e acustiche, la rapidità di montaggio e la versatilità tipologica ne fanno un materiale adatto a rispondere alle complesse sfide di oggi.
Progettazione integrata e prefabbricazione: il legno come alleato progettuale
Grazie ad un approccio che integra architettura, urban design, interior design e product design, lo studio affronta le grandi sfide contemporanee attraverso una metodologia che unisce rigore analitico, visione progettuale e responsabilità ambientale. In questo quadro, il legno può essere un alleato progettuale: grazie alle tecnologie di prefabbricazione e alla sua leggerezza intrinseca, consente elevate prestazioni statiche e sismiche e semplifica le fasi di cantiere. Il progetto si configura così non come una somma di componenti, ma come un equilibrio dinamico tra materialità, struttura e vita degli utenti.
Rigenerazione urbana e strutture ibride: il progetto Arona 15
Tra gli esempi più significativi dei progetti firmati dello studio si distingue Arona 15, ex capannone industriale degli anni ’60 che è stato reinterpretato per ospitare un nuovo spazio direzionale e di uffici.
In questo caso, strutture di nuova costruzione in legno sono state integrate con parte delle componenti portanti in calcestruzzo dei primi due piani, conservate a seguito del quasi totale abbattimento dei volumi originali. L’utilizzo di questo materiale ha permesso di abbattere le emissioni di CO2 imputabili al nuovo edificio, alleggerendone il peso ed aumentandone la qualità degli spazi interni, senza andare ad inficiare né l’espressività in facciata né l’efficienza di piano. Grazie a questa struttura ibrida innovativa, gli ambienti interni sono oggi molto ampi e assecondano il carattere industriale dell’edificio, permettendo all’utente finale di definire con flessibilità il layout degli spazi.

Infrastrutture per la mobilità elettrica: il Power Hub di Monza
A questo, si aggiunge il Power Hub di Monza, progettato per A2A: in risposta alle esigenze della mobilità elettrica, l’intervento reimmagina l’idea tradizionale di stazione di servizio come un luogo integrato di tecnologia, natura e rigenerazione urbana. Al centro del progetto c’è una pensilina circolare in legno lamellare, che incorpora pannelli fotovoltaici, raccoglie acqua piovana e può essere riconfigurata in base all’orientamento solare. Il disegno del Power Hub considera il suolo come partner attivo, integrando rigenerazione ecologica, superfici permeabili e strategie di gestione naturale dell’acqua, e disegna il paesaggio come un gradiente di verde che riduce l’effetto isola di calore e migliora il comfort.
Qualità spaziale, performance ambientali e città resilienti
In entrambi i casi, il legno non è solo un materiale, ma un catalizzatore di performance ambientali, qualità spaziali ed espressività formale, dimostrando che si può progettare generando città più resilienti e ambienti urbani capaci di rispettare il clima e le persone nel lungo periodo.

