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Progettare in legno: dal materiale al processo, una visione integrata dell’architettura

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Il legno come infrastruttura del progetto contemporaneo

Nel dibattito sull’architettura contemporanea, il ritorno del legno come elemento strutturale nelle nuove costruzioni urbane, non può essere letto come una semplice risposta alle urgenze ambientali. Ridurlo a materiale “virtuoso” o a requisito normativo significa impoverirne il potenziale: il legno va interpretato prima di tutto come infrastruttura progettuale, capace di rendere visibili le relazioni tra forma, tecnica e processo produttivo.

Questa profonda e quanto mai attuale riflessione nasce dall’intervento dellArchitetto Armando Bruno, Founding Partner e CEO Studio Marco Piva durante il convegno Congresso Legno Italia 2025, tenutosi a Bergamo e organizzato da ARCA e Filiera Legno con la collaborazione di UsUp.

A differenza dei materiali industrialmente omogenei, il legno porta con sé una dimensione biologica e temporale che non può essere ignorata. Ogni elemento conserva tracce della sua origine e del suo tempo, imponendo al progetto una riflessione più profonda sulla trasformazione della materia. Progettare in legno significa quindi confrontarsi con un materiale che non si lascia semplificare, ma che chiede consapevolezza, precisione e responsabilità.

Un nuovo ruolo per l’architetto: mediatore del processo progettuale

In questo scenario, la figura dell’architetto si ridefinisce. Non più solo autore della forma, ma mediatore tra saperi, filiere e competenze. Il progetto diventa uno spazio di negoziazione continua, in cui concezione spaziale, ingegnerizzazione e costruzione procedono insieme. Produzione, assemblaggio, controllo e manutenzione non sono fasi successive, ma parti strutturali del processo progettuale. 

L’approccio integrato al progetto in legno si fonda su una visione sistemica: concept architettonico, dettaglio costruttivo e filiera produttiva vengono affrontati come elementi interdipendenti. Il dialogo con il mondo industriale e artigianale non è accessorio, ma generativo. Vincoli, tolleranze e modalità di montaggio diventano strumenti progettuali, capaci di orientare le scelte e dare coerenza all’opera costruita.

Dettaglio costruttivo e qualità architettonica: una visione di insieme riqualifica il legno nella costruzione urbana

Sezioni, nodi e dettagli non sono semplici risposte tecniche, ma luoghi di senso del progetto. È qui che l’architettura in legno misura la propria qualità: non nel gesto isolato, ma nella coerenza tra intenzione, processo e realizzazione. La qualità architettonica emerge quando il progetto riesce a integrare visione e costruzione senza fratture.

Il rischio della semplificazione: legno come linguaggio o certificazione

Uno dei rischi più evidenti è la riduzione del legno a linguaggio formale o a requisito certificativo. Un uso consapevole richiede invece un approccio non ideologico, fondato sulla conoscenza dei processi e sulla responsabilità delle scelte. Il legno non è una soluzione universale, ma un sistema esigente, che richiede competenze specifiche e integrazione disciplinare. È solo ripartendo da questa prospettiva e dalla visione ad ampio spettro che il progetto può tornare a svolgere un ruolo critico e operativo.

Per l’Architetto Bruno infatti, l’uso del legno come elemento primario nelle nuove progettazioni urbane diventa valore aggiunto se non ci si limita a recepire le trasformazioni del settore delle costruzioni, ma  ponendosi con senso critico e interpretativo. Il legno, inteso come processo e non solo come materiale, diventa così un terreno fertile per ripensare il rapporto tra architettura, tecnica e cultura del costruire, riaffermando il valore del progetto come strumento di sintesi e responsabilità.